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Novembre 2016
Piccoli editori, cattivi pagatori?

Piccoli editori, cattivi pagatori?

Scritto da: Ezio Quarantelli

Piccoli editori, cattivi pagatori. Ogni tanto sul web viene riproposta questa equazione, ma è proprio così? In linea generale sì, è spesso così. Non vale per tutti e, soprattutto, non vale sempre, ma vale per molti e non solo episodicamente.

Noi di Lindau siamo stati più volte cattivi pagatori e ci capita ancora di esserlo. Non siamo di quelli che affamano i collaboratori proponendo tariffe insensate (le nostre sono medio-basse), ma ci è capitato e ci capita di pagare con molto ritardo. Paghiamo sempre, ma a volte in ritardo.

Per quale ragione? Cattiva amministrazione? Disorganizzazione? Sprechi o anche sperperi di qualche tipo? In realtà per lo più si tratta di altri motivi.

I margini di un editore sono modestissimi e sono modeste le quantità con cui lavora, intendo le copie vendute.

Gli sconti alle librerie, al distributore e alla rete di vendita incidono in media per almeno il 55-58% del prezzo di copertina. Se l’autore pesa poi per il 7-10%, all’editore non resta che il 35%, con cui deve pagare l’eventuale traduzione, il lavoro di redazione e quello dell’ufficio grafico, carta, stampa e legatura, i trasporti e una quota delle spese generali della casa editrice. Si aggiunga poi il fatto che la gran parte dei libri pubblicati in Italia non arriva a vendere 1.000 copie (spesso è anzi molto lontana da questo traguardo) e che le rese rappresentano a dir poco il 25-30% del distribuito (su 10 libri mandati in libreria, 3 ritornano invenduti).

Margini modesti e quantità modeste formano una miscela micidiale, che per molti risulta esiziale.

Anche il ciclo finanziario è sfavorevole: gli incassi si realizzano a lunghissimo termine, 150-180 giorni dopo la vendita, mentre la grande parte dei pagamenti deve essere effettuata prima (gli stipendi, l’affitto e le altre spese correnti si pagano ogni mese, i fornitori si pagano a 90-120 giorni e lo stesso dovrebbe accadere per i collaboratori).

Insomma, per reggere – in attesa del successo di qualche titolo che per un po’ permetta di respirare – ci vogliono spalle larghe (da un punto di vista finanziario), oppure bisogna tirare la cinghia e, quel che è peggio, farla tirare agli altri.

Questa è la situazione. E credo che chiunque intenda lavorare con una piccola casa editrice dovrebbe saperlo ed esserne consapevole.

Quando si lodano i piccoli editori per l’indipendenza e la qualità delle scelte, non si dovrebbe dimenticare che ciò frequentemente comporta una certa fragilità economica. E quando si impreca perché pagano in ritardo, non si dovrebbe dimenticare che ciò non è in genere determinato da cattiva volontà o trascuratezza.

Mi sento molto mortificato quando non posso onorare puntualmente gli impegni che ho assunto perché so che dietro ai quattrini che dovrei pagare e pago con ritardo, ci sono intelligenza, studio, impegno e lavoro. E non mi consola ricordare le lettere in cui Pavese si scusa con autori e traduttori per i ritardi di Einaudi.
Penso piuttosto che un giorno farò meglio e riuscirò a premiare chi ci è stato vicino nella sorte incerta.


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