
Novità vs Fuori catalogo: ricerca e riscoperta
Scritto da: Ezio Quarantelli
In base ai dati forniti dall’Associazione Italiana Editori, ogni anno in Italia si pubblicano 67-68.000 novità.
Nel 2014 risultavano esistenti 10.162 editori, 4.604 attivi da almeno un anno (ma solo 1.190 fra essi pubblicavano più di 9 titoli all'anno). Sono dati di tutto rispetto, che di certo stranamente contrastano con l’esiguo numero di lettori censiti dalle più recenti ricerche.
Ma la questione che vorrei porre è un’altra ed è già stata oggetto di un altro mio intervento su questo blog.
Ogni mese (ogni giorno, potremmo dire) vengono messi fuori catalogo o non risultano più disponibili molti libri importanti. Di fatto l'intera produzione di alcuni autori risulta introvabile. Non vi faccio degli esempi perché non vorrei offrire troppe idee alla concorrenza e vorrei riservare a Lindau i casi più interessanti. Penso però che molti di quelli che mi leggono abbiano sperimentato quello che dico.
Non credo (troppo) che smemoratezza o distrazione o trascuratezza siano le ragioni principali di questo fenomeno, che penso sia invece figlio della ricerca costante della novità, meglio se frutto della fatica di autori nuovi, sperabilmente giovani.
L'enfasi sulla novità (attraente per definizione) è figlia del modernismo, che è un'astuta copertura ideologica del modello sfrenatamente consumista che caratterizza le nostre società.
L'enfasi sulla gioventù ci arriva invece – dritta dritta – dai totalitarismi del Novecento e si sposa a meraviglia con l’efficientismo e il salutismo a oltranza che sono pure contrassegni della nostra epoca.
Peccato che la cultura (anche la coltura dei campi, quando non è drogata) richieda tempi lunghi di semina e di maturazione, incroci, stratificazioni, periodi di stasi, non sia ostile ai giovani (ci mancherebbe), ma non ne valorizzi in special modo le prestazioni «atletiche», e sia del tutto indifferente alla nozione di «novità».
Proviamo allora a cambiare schema e a sottrarci ai ricatti del «sistema» e delle sue parole d’ordine.
Cerchiamo e pubblichiamo ciò che è buono e nutre e dura, anche se – come una patata o una cipolla – si nasconde sotto la superficie, invisibile all’occhio della stretta contemporaneità.