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Febbraio 2021
la rabbia, peste dei nostri giorni

Diario editoriale #36: la rabbia, peste dei nostri giorni

Scritto da: Ezio Quarantelli

Qual è il sentimento che domina questi anni? Non ho dubbi: la rabbia. E ciò appare particolarmente evidente sui social. Gli interventi pieni di rabbia – inutilmente aggressivi e insultanti – si sprecano. Seguiteci su Facebook, ne avrete presto una dimostrazione.

Eppure, dovremmo saperlo, la rabbia è un sentimento inutile (cioè inefficace) e molto pericoloso.

I suoi terreni di coltura sono tanti e in parti diversi. Ma la radice, sostanzialmente, è una sola: un sentimento di impotenza, di frustrazione, di inferiorità. Modi diversi di alludere alla stessa cosa, o comunque a una costellazione di sensazioni simili.

Dalla rabbia – dovremmo averlo imparato – non nasce mai nulla di buono, perché con essa non si costruisce, al massimo si demolisce. E più la si sfoga, e più cresce. Ed è un veleno che resta a lungo in circolo e spesso passa attraverso le generazioni.

Perché oggi, in Italia, siamo così rabbiosi?

La classe politica che ci governa non è brillante, ma questa non è una novità.

Molte cose non funzionano, ma altre funzionano bene. La sanità, nonostante certe scelte scellerate, è discreta o buona (dipende dalle situazioni e dai frangenti). La scuola – mai abbastanza valorizzata – resta una delle migliori al mondo. Persino la ricerca, da sempre trattata come una Cenerentola, riserva a volte belle sorprese. Le infrastrutture (penso ai trasporti) non sono pessime e hanno punte di eccellenza. La situazione del lavoro è difficile, ma non mancano gli ammortizzatori sociali. E potrei continuare.

Insomma, nonostante squilibri anche forti (talvolta inaccettabili), la qualità media della vita resta alta, molto più alta di cento o settanta anni fa. E resta alta anche se ci confrontiamo con altri paesi europei, forse più solidi, ma, nel quotidiano, messi peggio.

E allora? Io penso che il sistema in cui viviamo sia programmato per scatenare l’insoddisfazione perenne e l’invidia sociale. Sono queste le due molle di quella forma di consumismo estremo che caratterizza le nostre società. E che si trasferisce dalle cose ai sentimenti e tocca persino il piano dei diritti (spesso presunti).

Vogliamo sempre di più, vogliamo tutto. Vogliamo essere belli, giovani, sani, possibilmente immortali. Vogliamo comprare cose nuove ogni giorno, instancabilmente: case, auto, mobili, oggetti, vacanze… Cambiamo i partner come fossero vecchi abiti. Vogliamo figli come fossero mobili, anche in età tarda o tardissima, e non importa se la natura, per qualche motivo, non ce li concede. Non c’è limite, non c’è freno.

È proprio da tutto questo “volere”, destinato a essere comunque deluso, che nasce la rabbia, peste dei nostri giorni.

 

(Perché scrivo queste cose? Voglio forse fare l’opinionista? No, di certo. Ma è anche da queste riflessioni, che piaceranno a qualcuno e dispiaceranno ad altri, che nasce il nostro lavoro editoriale.)


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