
Diario editoriale #23: evviva il presente!
Scritto da: Ezio Quarantelli
Ho riletto recentemente uno dei fulminanti aforismi di Oscar Wilde, che recita: “Un tempo i libri venivano scritti da uomini di lettere e letti dal pubblico. Oggigiorno i libri sono scritti dal pubblico e letti da nessuno”. Chi di voi – chi di noi – non si sente di approvare questa affermazione? Personalmente la giudico una descrizione di agghiacciante precisione di quanto vivo ogni giorno. La casa editrice è subissata di proposte che spesso si devono a scrittori del tutto improvvisati (durante il lockdown sembra che in Italia non si sia fatto altro che scrivere), mentre la fatica per conquistarsi qualche nuovo lettore cresce in maniera esponenziale.
Però… Eh, sì, c’è un “però”. Wilde scriveva quell’aforisma ben più di un secolo fa, e in un Paese dove i lettori sono sempre stati abbondanti. E allora? Allora – questa è la conclusione che ne ricavo io – non sono mai esistite delle età dell’oro, ma solo delle epoche da noi abbastanza distanti perché ce ne sfuggano i reali contorni.
Chi non ha sentito qualcuno – magari del mestiere – affermare che oggi si pubblicano troppi libri, e che la maggior parte di essi sono inutili, e che oggi i libri sono mal fatti, pieni zeppi di refusi ecc. ecc.?
È vero che oggi si pubblicano tanti libri, molti più che in passato, ma il livello di alfabetizzazione è cresciuto, il livello medio di istruzione anche, gli interessi dei lettori si sono ampliati e diversificati…
Ed è anche vero che qualche volta i libri non sono curati, ma non è vero che in passato fossero meglio. Forse certe case editrici (non tutte!) investivano più risorse nella correzione di bozze, ma spesso, sfogliando qualche vecchio libro, ci troviamo di fronte a traduzioni illeggibili e piene di errori. Oltre a ciò, se pensiamo a come possiamo procurarci un libro, oggi questo è enormemente più facile e spesso assai meno costoso che nel passato. Chiunque può costruirsi una bella biblioteca con pochi euro e qualche click (se proprio non vuole muoversi da casa).
Rimpiangere il tempo andato non è solo inutile, è proprio sbagliato. Ciò che dobbiamo fare è rimboccarci le maniche per migliorare il presente che, almeno in Italia, è ancora un tempo di straordinaria abbondanza.