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Marzo 2016
Salone del libro di Parigi

Torino - Parigi: andata e ritorno

Scritto da: Ezio Quarantelli

Sono reduce da un paio di giorni di immersione nel mare di libri del Salone del Libro diParigi.
È un appuntamento che cerco di non mancare, per almeno due ragioni: da un punto di vista culturale la Francia resta una nazione sorella e mantiene un’offerta editoriale molto articolata e di qualità. 

Com'era prevedibile ho orecchiato dati e discorsi simili a quelli che si sentono in Italia.
Il mercato è in ripresa: nel 2015 ha registrato un +1,8%, dopo aver perso circa il 7% fra il 2010 e il 2014. In Italia il trend è simile, anche se la ripresa è più lenta e le perdite sono state più forti. Le librerie indipendenti hanno migliorato le loro prestazioni (+ 2,7%, succede qualcosa di simile anche da noi), mentre l'ebook resta al palo (pare che valga il 2% del settore non scolastico).
In ogni caso questi numeri vanno letti su uno sfondo meno sconfortante di quello di casa nostra. I lettori regolari sono assai più che in Italia e sembra ancora esistere una parvenza di società letteraria capace di influenzare il mercato. 

Devo però anche osservare che il Salone di Parigi è ogni anno più piccolo e sciatto ed è quasi totalmente privo di quelle «attrattive» (incontri e presentazioni) che tanto contribuiscono al successo del Salone del Libro di Torino. Il numero degli editori partecipanti è molto diminuito e anche i grandi gruppi (ovviamente ce ne sono anche lì) fanno una modesta figura.
Non so cosa questo significhi, ma è un dato che va registrato. 

Quanto ai libri, ho visto di tutto: diverse proposte interessanti, sia di narrativa sia di saggistica, presso editori piccoli e grandi, e tante cose risapute, ridondanti, francamente inutili. Quasi in ogni stand avreste potuto trovare dei noir, in tutte le possibili declinazioni geografiche, cronologiche e culturali. Che noia! Forse sarà perché la cronaca di ogni giorno ne è piena, ma nulla mi sembra più barboso di un omicidio. 

La letteratura di genere è forse d’aiuto a editori, librai, lettori, perché è facile da inquadrare, da classificare, da collocare, da leggere, ma non aiuta... la letteratura.


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