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Luglio 2018
L'importanza delle piccole cose

L'importanza delle piccole cose

Scritto da: Paola Quarantelli

I mirtilli, questi frutti estivi adatti a macedonie, gelati e dessert ma che sanno essere una vera e propria rogna se si tratta di tradurre un breve saggio di Henry D. Thoreau!
Come i lettori di Lindau sapranno, le nostre edizioni hanno proprio di recente portato in libreria due testi del celebrato autore di Walden ovvero Vita nei boschi: Walking (Camminare), che è stato tradotto più volte in passato, e Huckleberries, finora inedito in Italia e che noi presentiamo con il titolo di Mirtilli o L'importanza delle piccole cose. 

Certo, il titolo italiano può sembrare davvero lungo ed esagerato rispetto alla singola parola dell'originale, ma la nostra scelta ha voluto esplicitare due elementi importanti del testo.
La parola inglese Huckleberries indica non solo le varietà americane di mirtilli ma porta con sé un altro significato fondamentale per questo: nell’American English dell''800 huckleberry infatti significava anche “piccola quantità” e “persona di poco conto”.
Da qui la seconda parte del nostro titolo, L'importanza delle piccole cose, che d'altra parte trova un senso ulteriore nell'esordio del testo:

Parecchi oratori pubblici, ritengo scioccamente, sono abituati a trattare di quanto definiscono «piccole cose» in tono a volte paternalistico, magari raccomandandosi che non vengano del tutto ignorate. Nel tracciare questa distinzione, tuttavia, essi adottano una misura non più adeguata di un palo da tre metri e della loro personale ignoranza. In base alla loro regola, una patata piccola è una piccola cosa, una patata grande è una grande cosa. Un barilotto pieno di qualsiasi contenuto, la grande forma di formaggio trascinata da un gruppo di buoi, un saluto militare nazionale, un’adunata di Stato, un bue grasso, il cavallo Columbus, Mr Blank, il figlio di Ossian: non c’è pericolo che nessuno chiami tutto ciò piccole cose. Una ruota di carro è una gran cosa, un fiocco di neve una piccola cosa. La Wellingtonia Gigantea (il noto albero californiano) è una gran cosa, il seme da cui essa nasce una piccola cosa, e a malapena un viaggiatore riesce a notarlo – lo stesso dicasi per tutti i semi e le origini delle cose.
Plinio però ha detto «In minimis Natura praestat», la Natura eccelle nelle cose più piccole.

Il discorso continua con questa verve e lascio a chi è interessato proseguire la lettura.
Ci troverà tutto il pensiero, le tematiche e il carattere combattivo e appassionato del Thoreau più noto e che a me non dispiace affatto. Dall'osservazione della diffusione di un frutto davvero piccolo come il mirtillo, nelle sue varie specie e qualità, si diramano tanti filoni di riflessione: dall'istruzione alla perdita di territorio a causa dell'espansione delle città e della proprietà privata, dalle modificazioni dei ritmi nella vita delle persone alle dinamiche sociali che ne derivano. 

Se è da piccoli frutti (e da piccole cose) che si avviano importanti discorsi – di grande attualità anche a distanza di molto tempo –, non sono altrettanto piccole le difficoltà che hanno creato in fase di traduzione e di revisione, per seguire l'autore nella descrizione delle loro famiglie, qualità e specie.

Del mirtillo, infatti, esiste una famiglia europea e una famiglia americana. Se quelli americani crescevano solo nel Nuovo Mondo (e non avevano un nome comune italiano a designarli), quelli europei erano, almeno in parte, presenti in entrambi i continenti. In questi casi, come sempre quando sono citate specie vegetali e animali, si cerca di risalire ai nomi scientifici per trovare il termine corretto italiano, e se questo non esiste… beh, allora è un bel problema. Per fortuna, nonostante il rigoroso excursus storico che Thoreau traccia prima di “partire all'attacco”, le distinzioni in famiglie, specie, varietà e generi non sono destinate a specialisti del settore: dopo ore di ricerche e relativi schemi, diagrammi e glossari per venire a capo delle varie occorrenze, abbiamo finalmente trovato soluzioni funzionali al testo.

Questi sono tra gli incerti del mestiere e rendono davvero sproporzionato il rapporto tra la quantità di tempo che si deve dedicare al testo e il suo numero di pagine! 

Un caso analogo che ci ha visti impegnati in importanti ricerche terminologiche e storiche, è quello che ha riguardato un testo uscito in primavera: Lo zen e la via del tè di Okakura Kakuzo. Qui l'autore è giapponese ma scrisse questo volume dedicato alla cerimonia del tè durante la sua permanenza negli Stati Uniti (anche in questo caso è un autore della seconda metà dell''800). Il testo inglese aveva rivelato le stesse complicazioni di verifiche e riscontri ma questa volta il fronte riguardava riferimenti a parole, persone e testi cinesi e giapponesi, che andavano recuperati nella grafia corretta originale, oltre che contestualizzati per un lettore italiano non specialista.
Era necessario l'aiuto di un esperto che abbiamo di fatto trovato in Marco Taddei, già curatore per noi de Lo spirito dello haiku. Il tempo e il lavoro che ha dovuto dedicare alla nostra edizione del testo di Okakura – anche questo un piccolo libro di 64 pagine – non sono stati pochi, anche per il rispetto che si deve mantenere nei confronti di un autore e della sua opera.

Insomma, lavorare su un testo come quello di Thoreau, è stato un continuo porsi di fronte all'importanza (e alla difficoltà) di quelle che definiamo piccole cose anche in modo superficiale, ma che costituiscono importanti elementi della vita e del lavoro che affrontiamo. Esattamente come la Natura, anche il lavoro di redazione eccelle nelle piccole cose. Ed è questo ciò che rende importante quello che facciamo ogni giorno.


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