29
Novembre 2017
Dove sono finiti i corifei della laicità?

Dove sono finiti i corifei della laicità?

Scritto da: Ezio Quarantelli

Ma dove sono finiti i corifei della laicità? Quelli che in ogni pronunciamento dei passati pontefici vedevano un’inaccettabile intromissione negli affari dello Stato? Con Papa Francesco tutti allineati e tutti zitti, nonostante le quotidiane prese di posizione su questioni di indiscutibile rilevanza politica.

Qualcuno dirà: gli interventi di Papa Francesco hanno un carattere precipuamente morale e dunque non interferiscono con la sfera pubblica.
Se questo è vero, non lo era a maggior ragione quando i Papi parlavano di divorzio, di aborto, di procreazione, di fine vita? Ha un carattere “morale” l’ovvia tiritera sui doveri di accoglienza di profughi di varia origine e natura e non ha invece un carattere “morale” una ovvia riflessione sui seri problemi etici posti da tante pratiche che investono la nascita e la morte di ogni individuo?

Sarò franco: personalmente condivido alcune delle idee di Francesco (alcune, non tutte), mentre non ero d’accordo con alcune (alcune, non tutte) delle idee dei suoi predecessori, ma questa doppia misura mi sorprende e un po’ mi disgusta (anzi, non mi sorprende, ma molto mi disgusta).

Qualcuno si ricorda quando, in nome della laicità, fu impedito di parlare all’Università di Roma al mite e dotto Benedetto XVI (in base all’ammirevole principio che nelle aule universitarie possono sproloquiare tutti tranne i preti)? Oggi non passa giorno senza che una qualche affermazione del Papa venga ripresa e rilanciata dai media, mentre commentatori di ogni orientamento si affrettano a interpretarla, chiosarla, commentarla (e, immancabilmente, lodarla). Sue interviste compaiono sulle testate più “irreprensibili” (dal punto di vista dell’ortodossia laicista) e sono spesso a firma di laici tutti d’un pezzo, “schiene diritte” senza tentennamenti.

Qualcuno ricorderà il ritratto (in parte esatto) che si faceva della Chiesa qualche anno fa, solo corruzione e scandali sessuali. E oggi? Certi argomenti si trattano con molta maggiore circospezione, e si abbandonano presto, forse per non disturbare il “manovratore”.

Tutto questo non vi sembra strano? Non vi nasce il sospetto che qualche conto non torni?

Io mi do due spiegazioni.

La prima è la più ovvia: quando le idee o i giudizi degli altri collimano con i nostri, non troviamo più spazio per dubbi o critiche, neanche di metodo. Le idee di Francesco collimano punto per punto con quello che pensa una certa élite (si fa per dire) che, tra giornali e politica, si arroga il diritto di rappresentare (o di orientare) l’opinione pubblica. E dunque come è possibile accusarlo di lesa maestà (di lesa laicità)?

La seconda spiegazione, forse più sottile, è che quanto il Papa afferma è per lo più privo di qualsiasi conseguenza pratica. Tutti ascoltano, tutti approvano e tutti continuano a fare quello che facevano. Il caso dei cosiddetti migranti insegna.

Questo è un punto su cui bisognerebbe riflettere. Francesco è forse il Papa più “interventista” degli ultimi cento anni, ma è anche il più inefficace. 
È anche il più amato dai cosiddetti laici. 

Che ci sia una relazione fra le due cose?


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